Domenica, 25 giugno 2017 - ORE:02:03

I Mumford & Sons accendono il motore del Pistoia Blues


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Piazza Duomo, un cielo stellato.

Piazza Duomo era uno specchio col cielo durante il concerto dei Mumford & Sons. Le stelle guardavano dall’alto quelle loro piccole gemelle che stavano sotto a un palco.

Ce ne siamo stati tutti li sotto, un po’ stretti ma importava poco, a guardare quel palco e ascoltare quella musica che volevi non finisse mai.

Caldo torrido, ma l’attesa amplifica il piacere.

Il biglietto diceva “apertura cancelli ore 19.30”. Ma i più impavidi si erano piazzati davanti all’entrata già all’ora di pranzo. Un cappello di paglia, una birra e occhiali da sole. La vestizione del soldato è completa.

La coda si allungava ogni minuto che passava. Ordinata e precisa, con qualche screzio con chi voleva guadagnare centimetri illegalmente. Tipo la coda alle poste.

Alle 19.00 la gente è talmente tanta che gli omoni alla transenne devono aprire. È il colpo in aria per la partenza dei 100 m a ostacoli da concerto. Si perché devi passare il secondo omone che filtra le entrate, il poliziotto per il controllo dello zaino per vedere che non contenga del C4 e infine i tre cani antidroga che non sai mai se hanno sentito delle droghe leggere oppure un panino al prosciutto.

Mumford & Sons sul palco a suonare e noi giù a ballare.

Il palco è buio. Si vede solo il puntino rosso della sigaretta che il cantante tiene stretta tra del dita. Si accendono le luci. Il fuori onda è finito. Posate le birre e spenta la sigaretta si comincia. Si comincia con la nuova “Snake Eyes” ma tanto la sapevamo già tutti. Poi si torna al passato con “I Will Wait” . Poi un po’ vecchie un po’ nuove col batterista che faceva un po’ dentro un po’ fuori. Mi spiego meglio con la scaletta:

Snake Eyes
I Will Wait
Babel
Below My Feet
Awake My Soul
Roll Away Your Stone
Tompkins Square Park
Believe
Ditmas
Wilder Mind
Only Love
Ghosts That We Knew
Timshel
Hot Gates
Cold Arms
Thistle & Weeds
Dust Bowl Dance
Lover of the Light

BIS

Little Lion Man
The Cave
The Wolf
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Le canzoni cambiano, l’energia no.

Saliti sul palco hanno fatto la cosa che gli riusciva meglio, e quella per cui sono stati pagati, l’hanno fatto con un’energia che non è mai calata. Si sono concessi un paio di momenti da spettacolo, come far salire un paio di ragazzi dal pubblico per fare da traduttori, quando si sono messi tutti e quattro a cantare in un solo microfono, messo sul ciglio del palco, una canzone definita dal cantante “very f*****g tranquilla“.

A una band come i Mumford & Sons non manca davvero nulla. La buona musica c’è. L’energia c’è. Un pubblico davanti a cui suonare e che li ascolta c’è e ci sarà con le loro stelle in mano.

I Mumford & Sons sono la band che mancava.

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