Sabato, 25 novembre 2017 - ORE:12:30

Moby: il deejay che dà lezioni ad Obama


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Che cos’è che porta un comune cittadino, una mattina o un pomeriggio di un giorno qualsiasi, ad uscire di casa, dirigersi verso il seggio elettorale, e votare per un individuo che non conosce personalmente? Le risposte sono molteplici ad un primo sguardo: stima, simpatia, orgoglio, rabbia, paura, voglia di rivincita, insoddisfazione, invidia ecc… Tutto questo si può raggruppare però sotto un unico nome: emozione. La capacità oratoria del candidato è senza ombra di dubbio una dote importante, che aiuta a trasmette valori e idee, come del resto il suo portamento e l’immagine che riesce a dare al pubblico che lo ascolta ( o anche che solamente lo osserva). Ma non basta. Serve qualcosa in più. E’ necessario saper trasmettere qualcosa di più che idee e buoni propositi. E’ necessario che il candidato sappia emozionare il pubblico che sceglie. E’ infatti la capacità di far provare delle emozioni forti alle persone che le porta ad interessarsi, appassionarsi alla politica. Nessuno nega che dietro alla scelta dei candidati ci siano tanti interessi economici, nessuno nega che tanti candidati siano privilegiati rispetto ad altri.

Nessuno mette in dubbio che i costi della campagna elettorale non siano alla portata di tutti. Però non possiamo vedere la politica solo come interessi, idealismo e pregiudizi: c’è anche qualcosa di più, ci sono anche le emozioni. Ce lo spiega non un politico, ma un deejay. E che deejay, uno dei più famosi al mondo, Richard Melville Hall, in arte Moby.

“Ciò che decide il risultato finale delle elezioni non sono gli interessi economici, ma le emozioni che i cittadini provano in quel determinato momento” afferma Moby, durante un intervista, “non vince il candidato più intelligente, ma quello che sa emozionare di più” . Il deejay ci racconta anche un po’ di storia recente degli Usa, il suo paese, “Dopo l’attentato alle torri gemelle gli americani erano arrabbiati e spaventati, per questo a prevalso il fronte conservatore”, “ il clima era di odio e paura, e c’era una gran voglia di vendetta negli animi della gente”. Il giornalista chiede a Moby che cosa ne pensa della politica interventista messa in atto dal governo del suo paese dopo l’11 settembre; Moby si dichiara contrario alla guerra, ma afferma che il sostegno di una parte della popolazione alle scelte del suo governo è dovuto ai tempi, non alle idee.

Ora i tempi sono cambiati. “Decisamente” afferma Moby, “ho piena fiducia nel presidente Obama, ma anche lui, come Bush, ha vinto perché è riuscito a emozionare la gente, a capire che cosa provava in quel determinato periodo”. Adesso siamo di nuovo in periodo di elezioni, e Obama sembra essere alla pari con il candidato repubblicano nei sondaggi. Che cosa serve ad Obama per ottenere la rielezione? Risponde ancora una volta Moby, “Ritrovare lo spirito del cambiamento, quello dello Yes we can della sua campagna elettorale”. Un consiglio non da poco quello che il deejay ha dato al suo presidente.



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