Martedi, 19 settembre 2017 - ORE:00:17

Strepitoso Concerto di Bob Dylan a San Daniele del Friuli

bob dylan

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A San Daniele del Friuli arriva una Grande Stella

Se qualcuno fosse arrivato a San Daniele del Friuli, paesino tra le colline del Friuli orientale famoso in tutto il mondo per il suo prosciutto, alle 20.30, con in mano i biglietti del concerto di Bob Dylan, la reazione-tipo sarebbe stata un pianto disperato.

Perché a un’ora dall’inizio della prima tappa italiana della stella della musica mondiale, lo scenario era di strade intere allagate, un acquazzone impazzito e facce perplesse sull’effettivo svolgimento del concerto.

La timidezza di Dylan e l’incredibile pianoforte

Ma alla fine qualcuno lassù deve essersi calmato, è spuntato un arcobaleno dalle dimensioni mai viste prima e tutto come se nulla fosse successo: puntuale come un orologio svizzero, non si sa se per riconoscenza dopo la tormenta passata o per finire prima la serata, Bob Dylan ha iniziato a suonare e cantare con la sua band allo stadio Zanussi. Dando via così all’evento clou dell’edizione 2015 di Aria di Friuli Venezia Giulia, la kermesse dedicata al prosciutto di San Daniele, realizzato in collaborazione con Collisioni e Regione Piemonte.

Per chi è nato nell’ultimo decennio del secolo scorso, se non addirittura dopo ancora, conoscere la discografia completa di questa leggenda vivente è impresa ardua: andando a orecchio e, soprattutto, con lo smartphone a portata di mano, puoi riconoscere i suoi vari brani: sabato sera si trattava comunque di canzoni rese indimenticabili da Frank Sinatra e reinterpretate nel nuovo album, “Shadows in the night”.

Nonostante ciò, comunque, puoi anche non sapere nulla di lui, ma non è possibile tirarsi indietro all’effetto che le canzoni fanno appena nascono dal suo pianoforte. Già, a San Daniele Dylan si è seduto lì praticamente per metà concerto, dando sfoggio di un talento unico e intaccato dagli anni che avanzano, ormai 74. Perché se la voce non è sicuramente quella di quando esordì a 20 anni, ormai graffiata e segnata da tappe in tutto il globo, le sue dita sanno danzare magicamente sui tasti in bianco e nero, dando vita a note che si fondono a quelle che escono dalle chitarre e batteria di una band altrettanto entusiasmante e che ti lasciano dentro qualcosa. Violenti o no.

Con disinvoltura sfacciata, ecco che si passa da una ballata alla boogie woggie al folk, dal country al pop-soul, senza dimenticare i picchi di rock e il romanticismo del tango. Sembra impossibile che generi così diverso tra loro riescano a emergere la stessa serata, addirittura a convivere nella medesima persona, ma sotto la scorza di rude e burbero, Dylan riesce a nutrire i molteplici aspetti della sua personalità. Senza neanche troppi problemi, a quanto si vede sul palco.

Sicuramente è di poche parole: iniziato addirittura in anticipo di qualche minuto, le uniche frasi pronunciate dal super ospite sono state prima di una pausa e per presentare i musicisti che lo accompagnavano. Niente saluti stratosferici che caratterizzano tante rock star americane, nemmeno un “ciao” che agli anglofoni piace tanto sfoderare dal cilindro. Finita la stupenda carrelata dei brani, tutti a casa, senza dire niente.

A pensare che la serata poteva sfumare all’improvviso, per colpa di quell’orribile diluvio, c’è da rimanerci male: sarà anche un Bob Dylan invecchiato, che non saluta, che qualche nota con la fisarmonica la sbaglia e con la voce a volte ha dei cali, ma rimane comunque una pietra miliare della Storia della musica. Un punto di riferimento per chiunque sogni di intraprendere questa strada, un autore che non si può non avere nella propria playlist, e che dopo che ha finito di amare con i polpastrelli quel pianoforte, ti verrebbe da chiedergli: suonala ancora una volta, Bob.



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