Martedi, 23 maggio 2017 - ORE:09:11

I Blur sono tornati con “The Magic Whip”. E pure gli anni ’90

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The Magic Whip

Era il 2003. In quell’anno muore Giorgio Gaber, esce Terminator 3 in Italia, Pierluigi Collina viene eletto miglior arbitro del mondo ed esce “Think Tank” dei Blur.

A 12 anni da Think Thank i Blur pubblicano il loro ottavo album

Si. E’ passato così tanto tempo. Ma la band non è nuova per queste attese da prima donna. L’album precedente era uscito nel 1999, anno di nascita dell’Euro. E quest’anno, 2015, esce “The Magic Whip”. Carducci si definiva uno scrittore fuori tempo, quest’album è Carducci.

Gli anni ’90 sono finiti. È tempo di prenderne coscienza. Non puoi restarci attaccato come una patella allo scoglio. Come un grande amore che non ti vuole più, devi lasciarlo andare.

Ma loro, come ragazzini immaturi, non ci stanno. Gli anni ’90 gli stanno ancora bene addosso. Gli hanno dato un’ entità di genere, gli hanno dato dato la loro musica, ma sopratutto gli hanno dato fama e successo. Se una cosa funziona nessuno si preoccupa di cambiarla. Certo lo farei anche io.

Com’è nato The Magic Whip

The Magic Whip” è un disco nato un po’ per caso un po’ per noia. Durante il tour in Asia del 2013 è stata cancellata una data, il che ha dato alla band alcuni giorni di pura liberà. Sei nel più vasto continente del mondo, ce ne saranno di cose da fare e vedere?! Ma i Blur cosa decidono di fare? La cosa che gli riesce meglio e quella che amano di più. Vanno a Hong Kong, si chiudono dentro uno studio di registrazione e si mettono a suonare. Ma non sarà una jam session fine a se stessa. Decidono di tenerle quelle registrazioni. Non si sa mai.

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Finito il tour tornano a casa. In valigia un’altra tournée fatta, che fa curriculum, e un cd con qualcosa registrato sopra. Lo scorso novembre Graham Coxon decide di riprendere in mano le registrazioni di Hong Kong e ne tira fuori una dozzina di brani. Lo stile sarà quello classico e inconfondibile dei Blur.

Il titolo la “Magica Frusta” come una metafora dell’Oriente: esotico e colorato. La band è quella originaria: Damon Albarn voce e chitarra, Graham Coxon alla chitarra, Alex James al basso e Dave Rowntree alla batteria.

Ma dentro questo eterno remake di genere cosa c’è? Dentro ci sono i Blur, ovviamente. Si parte con “Lonesome Street” la più identificativa, il video ha un leggero rimando a Lonely Boy dei The Black Keys, non lo avranno fatto di proposito.

Si prosegue con “There Are Too Many of Us” e “Go Out”, primo singolo estratto, il cui video è uscito a febbraio e in quello stesso periodo la band in diretta streaming su Facebook dalla Chinatown di Londra ha annunciato il completamento dell’album. Per restare in tema con l’idea di base da cui è nato “The Magic Whip”.

New World Towers” è forse il brano con la maggiore influenza di Damon Albarn dove viene alla luce il suo passato, con momenti anche scuri. “My Terracotta Heart” è il brano dedicato chitarrista. È una canzone su due ragazzi, “erano come fratelli anni fa”. Damon e Graham. “La terracotta può durare migliaia di anni o rompersi con facilità estrema”, dice Damon, perché ad essere fragile è l’amico Graham.

Il brano di chiusura del cd “Mirrorball” ha una sonorità molto dolce, si sente specialmente la chitarra di Coxon un brano scelto forse non a caso la chiusura.

La copertina del disco raffigura un gelato (come preparalo ce lo fanno vedere nel video di “Go Out”) a forma di grossa insegna al neon. C’è inoltre una scritta in mandarino “模糊 魔鞭” (tradotto: Blur Magic-Whip).

Graham ci tiene a darci un’ultima dichiarazione

Sarei abbastanza sicuro nel dire che questo disco è la fine dei Blur. Controllerò il volere degli spiriti e ti dirò.

Grazie.



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