Venerdi, 18 agosto 2017 - ORE:04:57

Il cielo ha una nuova “Costellazioni”, il nuovo album delle Luci della Centrale Elettrica

luci della centrale elettrica

luci della centrale elettrica

Alza gli occhi, stanotte, vedrai una nuova Costellazioni

La notizia di questa nuova scoperta è di un paio di giorni fa. Stanotte guarda su. Quando il sole se ne va letto a fine turno e lascia il posto alla luna. Cerca un punto nel blu scuro del cielo. Vedrai 15 nuove stelle che brillano più delle altre. Forse messe li un po’ a casaccio, come tanti punti alla rinfusa. Non formano una figura precisa, forse nemmeno gli antichi Greci ci riuscirebbero. Tu chiamala solo Costellazioni.

È questo il titolo del nuovo album del Le Luci della Centrale Elettrica, terzo disco in studio del progetto musicale (non chiamatela banalmente band) messo in piedi dal cantautore ferrarese Vasco Brondi (classe 1984), che fa seguito all’ultimo EP “C’eravamo abbastanza amati” uscito nel 2011.

La storia delle Luci della Centrale Elettrica è la storia di Brondi

Oltre al poeta Vasco Brondi (voce e chitarra), il progetto conta: Lorenzo Corti (chitarra), Giovanni Ferrario (basso), Sebastiano De Gennaro (batteria) e Rodrigo D’Erasmo (violino).
La storia delle Luci della Centrale Elettrica è la storia di Vasco Brondi. È lui stesso che esordirà come cantautore nel 2007 con questo nome, autoproducendo una demo dal titolo omonimo (Le luci della centrale elettrica). Scusate le ripetizioni.
Da allora è stato sempre un crescendo, di musica di gran qualità e grandi collaborazioni. Nel 2007 Giorgio Canali (CCCP, CSI, PGR, Rossofuoco) produce l’album d’esordio di Vasco, “Canzoni da spiaggia deturpata”. Passando per un tour di 200 date in tutta Italia. Infine, si fa per dire, negli ultimi anni, Brondi apre i concerti di artisti del calibro di Subsonica, Blonde Redhead, Notwist e Vinicio Capossela. Giusto per aver presente il personaggio.
A partecipazioni non ha smesso nemmeno stavolta. Era il settembre 2013, Vasco inizia a lavorare sul nuovo disco assieme a Federico Dragogna dei Ministri.

“Con Fede c’è stato un proficuo scambio di idee. Abbiamo comunicato tanto sulla musica, è stato un lavoro bellissimo, ci capivamo subito. Ne è nato un rapporto quasi di simbiosi, siamo diventati quasi dei fratelli acquisiti” Una fratellanza acquisita che funziona alla grande!
L’album è nato un po’ per la gran voglia che ha Vasco di scrivere. Durante l’ultimo tour non si era fermato un attimo, accumulando parecchio materiale.

Ma tornato a casa ha buttato tutto. Voleva ricominciare. Nuove atmosfere musicali, organiche ma anche elettroniche. Poi le canzoni sono venute fuori da sole.
Ma perché “Costellazioni”?

“Le mie piccole storie di provincia si sono riempite di pianeti, galassie e continenti. Ho scelto di usare una narrazione più articolata, collegare le canzoni con un disegno geometrico insensato come quello delle stelle che vanno a formare le costellazioni. Ho deciso di sviluppare una parte più narrativa, di utilizzare un io narrante esterno, raccontare storie come mai avevo fatto”.

costellazioniCioè, ti risponde anche il poesia! Folle!
Brondi è un artista vero. Nei suoi lavori guarda tutto. Anche la copertina. Stavolta si è fatto aiutare dai componenti del progetto. Alla fine è uscita la figuara di una ragazza con gli occhi chiusi. Una santa protettrice del disco. Una ragazza che sembra pensi un po’ ai fatti suoi. L’opera è realizzata da Giuseppe Toccafondi.
Sulla quarta di copertina c’è un camion illuminato dalla luce della luna, perché come dice l’artista: “In fondo vorrei solo che le costellazioni facessero luce su questi tempi bui e su questo orizzonte poco chiaro che abbiamo davanti.” È un po’ come ascoltare la spiegazione di un’opera d’arte. Dopo ti fermi un attimo e dici: è vero! Siamo anche in clima di Oscar e Brondi ha detto la sua: “Amo moltissimo i film di Sorrentino. Trovo sia un regista profondo e popolare al tempo stesso. È riuscito a rappresentare una Roma magica e sfasciata, iperreale e immaginaria. Mi ha ispirato molto, anche con le scelte musicali dei suoi film. Ma non so se si vede. “

A voi l’ardua sentenza.



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