Domenica, 25 giugno 2017 - ORE:02:11

I Counting Crows ingranano la 2° al Pistoia Blues


Counting Crows al Pistoia Blues

Pistoia Blues ritorna per la seconda data.

Il motore della 36° edizione del Pistoia Blues entra in seconda marcia, i Counting Crows aumentano la velocità.

La marcia era quella giusta a motore avviato però, non da fermi. Nella piazzetta toscana è andata più o meno così.

I cancelli si aprono puntuali alle 19.00 ma di persone che corrono saranno state tre, la quarta già camminava. Tanto non c’era nessuno. La prima fila da transenne è rimasta così per quasi tutto il tempo. E forse il tempo (grigio) che c’era su quelle poche teste ha influito. Pochi ma buone ordunque! Due ragazzi accanto a me venivano dalla Sicilia.

Arianna Antinori e il suo Fans Club.

Nulla da registrare sotto i radar fino all’ingresso sul palco della cantante Arianna Antinori e della sua band (non so perché non abbiano un nome che li identifichi).

Arianna nel 2010 vince il contest internazionale indetto dalla famiglia di Janis Joplin (ovvero dal fratello Michael e dalla sorella Laura) in occasione del trentennale della sua scomparsa. È un personaggio ben costruito, dall’abbigliamento al taglio di capelli, ma con una voce davvero degna di nota.

Una bella apertura di concerto. Molti tra il pubblico la conoscono, conoscono le sue canzoni, c’è addirittura un gruppetto di ragazze molto scatenate, appartenenti (credo) al suo fans club. Se ne esce tra gli applausi di tutta la piazza che ormai si è riempita.

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I Counting Crows scalano una montagna in discesa.

Primo attacco di chitarra e primo attacco di voce del pubblico. Si rompe il ghiaccio. “Rain King” giusto per partire.

A seguire “Mrs Potter’s Lullaby” poi il brano che che tutti conoscono e che ha fatto conoscere la band a tutti “Mr. Jones“, sembra che Adam Duritz (front-man della band), canti con noi e non per noi.

Di materiale collaudato da portare in scena ne hanno molto, anche se ogni canzone sembra sia stata scritta il giorno prima. La band non porta sul palco un prodotto finito da vendere, ma suona e canta come se facessero parte di quel prodotto da distribuire alle orecchie di tutti. Sensazione che si avverte molto bene in pezzi come “Colorblind” e “Omaha“.

Si prosegue con le cover, “Start Again” dei Teenage Fanclub, “Big Yellow Taxi” di Joni Mitchell e “You Ain’t Goin’ Nowhere” di Bob Dylan, pezzi si di altre band, altri cantautori o cantanti, ma canzoni che i Countig Crows si portano per mano in tutti i loro concerti eseguendoli così bene che potrebbero essere davvero roba loro.

Gli ultimi brani come la sveglia del lunedì mattina.

Washington Square” è tutta farina del sacco di Adam Duritz, come altri pezzi trae ispirazione da esperienze dirette del cantante. Mentre la canta si può vedere in maniera molto chiara.

Le luci si spengono per pochi secondi, come in ogni teatro che si rispetti appare magicamente un pianoforte di legno sul palco. Accendini accesi. “A Long December“. È il momento di riprendere fiato. 5 minuti di pausa.

C’è ancora buio sul palco, ma la musica che si sente in sottofondo è inconfondibile. È l’intro di “Palisades Park“, tratta dall’ultimo album, si prosegue con “Hangingaround“.

Il momenti dei saluti finali è (purtroppo), arrivato. “Holiday in Spain“. Un saluto lungo, lento, dolce. Continuiamo a cantare ormai anche noi dentro quelle note come se facessimo parte del pentagramma. Ma i Counting Crows cominciano a salutare e lanciare plettri e bacchette. Ci siamo.

Si accendono le luci sulla piccola piazza. Suona la sveglia. Ma non con quel Bip-Bip-Bip fastidioso, ci sono i Mamas and Papas con “California Dreamin’“. Apri gli occhi e c’è Adam a sedere su una cassa che canta ancora. Niente microfono, niente band, siete solo voi e lui.

Non male come sveglia. Peccato che adesso sia davvero lunedì.

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