Sabato, 25 novembre 2017 - ORE:08:44

La parabola degli Stone Roses: il boom di fine anni Ottanta , Second Coming e lo scioglimento , la reunion del 2011


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Una tela in pieno stile action painting , con colori che spaziano da varie sfumature di verde a chiazze a sottili strisce di bianco e di nero . Tre linee dense lateralmente che riprendono la bandiera francese . Tre fette di limone appoggiate sulla tela . La copertina dell’ album di esordio degli Stone Roses non lascia adito a dubbi : i loro intenti artistici sono più che rivoluzionari .

Dopo vari esperimenti musicali e cambi di formazione , la band di Manchester si affaccia al grande pubblico nell’ Aprile del 1989 , presentando musica e testi innovativi e decisamente in controtendenza rispetto ai role model degli anni Ottanta . L’ album di debutto , “ The Stone Roses “ , è una pietra miliare della discografia inglese ed è considerato un manifesto della cultura Madchester , movimento musicale e sociale sorto nei distretti mancuniani di più attivo fervore giovanile , improntato all’ innovazione nel campo artistico e al rinnovamento nella classe politica .

Lo stesso titolo dell’ opera in copertina , il cui autore è il chitarrista John Squire , recita “ Bye Bye Badman “ , rifacendosi all’ omonima canzone del primo album dei Roses , in cui si rievocano le atmosfere di attività politica universitaria ed operaia del Maggio francese del 1968 . Già da questa canzone emergono due aspetti fondamentali della musica degli Stone Roses : in primis l’ intento di lanciare un messaggio , di conforto ai giovani e di critica al governo inglese – gestito all’ epoca dall’ autoritaria “ lady di ferro ” Margaret Tatcher – , per spronare la società inglese a rinnovarsi ed uscire dalla spessa cappa conservatrice , aleggiante ormai da dieci lunghi anni ( come , guarda caso , i dieci anni di governi gollista che spinsero all’ azione i giovani francesi nel Sessantotto ); l’ altro aspetto è l’ intento , non solo storico ma anche musicale , di riallacciarsi al sound degli anni Sessanta : i più famosi successi dei Roses – da “ Elephant Stone “ alla lunga “ I am the Resurrection “ alla ballata “ Sally Cinnamon “ – si rifanno appunto alle sonorità di gruppi inglesi di trent’ anni prima , aggiungendovi un pizzico di psichedelia in più , nonché applicandovi qualche effetto in studio magari non disponibile tre decadi prima .

Nel complesso un mix travolgente – ma mai esagerato – di sonorità beat e psichedelia architettato dal quartetto di Manchester , che vede Ian Brown alla voce , John Squire alla chitarra , Gary “ Mani “ Mounfield al basso e Alan “ Reni “ Wren alle percussioni .

La band si trasforma in un genuino fenomeno british pop di dimensioni ragguardevoli , considerando per esempio il concerto presso Spike Island nel 1990 , che , nonostante le condizioni climatiche avverse , ha dimostrato che anche le band “ indie “ possono raggiungere la visibiltà che spetta loro . Agli Stone Roses si ispireranno per questo motivo gruppi del calibro di Oasis e Kasabian.

La poplarità subisce un brusco calo in seguito alla battaglia legale intrapresa per lo scioglimento del contratto con la Silverstone Records , loro precedente etichetta discografica , che posticipa l’ uscita del loro secondo album , “ Second Coming “ , di ben 4 anni rispetto al previsto . Da qui in poi dissapori fra membri del gruppo e fra i fan e la band stessa portano rapidamente gli Stone Roses a sciogliersi nel 1996.

Dopo quindici anni di silenzio , ecco però a Ottobre 2011 giungere la notizia della reunion : Brown e soci , nonostante qualche anno in più sui volti non più da ragazzini , sembrano aver riacquistato quel legame di passione per la musica e di amicizia che li accomunava nell’ ormai lontano 1989 . Magari anche con un po’ di maturità in più , accumulata in più di dieci anni di esperienze artistiche individuali dei vari membri , lo spirito degli Stone Roses tornerà a risuonare sui palchi europei e del mondo : i fan italiani li attendono a fine Luglio .



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