Venerdi, 18 agosto 2017 - ORE:04:53

I Negramaro portano il loro salento nella piazzetta toscana

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Avete mai assitito a un concerto in Piazza Duomo a Pistoia, o a uno in Piazza Grande a Lucca?
Assistere a un cocerto in piazza è sempre un’esperienza unica. Non importa quanta  gente hai davanti, non è come essere in coda alle poste. Sei li. Hai comunque il palco vicino, la musica ti arriva bene all’impianto uditivo.

Ieri sono partito di buon ora per andare a Pistoia. Lungo la strada ho preso anche qualche goccia d’acqua. Poco male. Arrivato a Pistoia supralluogo nella piazza. Primo pensiero: cavolo se è piccola. Ci staremo tutti? Di certo non sono i Metallica, forse il pogo-time ce lo evitiamo.

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Il sopralluogo si interrompe causa pioggia. Panico per il concerto. Dopo una ventina di minuti smette e quasi esce del sole. Allerta meteo rientrata. Tranquillizzare mamma.
La piazza viene svuotata dai gentilissimi steward, che ogni volta sembra che debbano proteggere chissà quale entità superiore e puntualmente sono incazzati col mondo. Ci si accalca alle transenne. Finché un altro simpatico addetto alla sicurezza (al collo portava una collana chiusa con due piccole manette), inizia a staccare i biglietti e far entrare le persone. Dopo i controlli antiacqua, antidroga, antibombeamano, inizia la classica corsa per aggiudicarsi il posto sotto al palco.

Aprono il concerto Diodato e Levante

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Dopo poco sale sul palco Diodato. Un ragazzo semplice, una chitarra e una voce niente male. Sa che viene prima dei Negramaro e decide di buttarla sul simpatico. Fatto bene. Parla con il pubblico, è visibilmente emozionato. Fa poche canzoni tratte dal suo album “E forse sono pazzo”, il suo stile è il classico alternativo italiano. Un pugno di fans li aveva, ogni tanto cantavano, ma la maggioranza stava a parlare tra loro disinteressata a chi c’era sul palco.

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Dopo il pezzo “Babilonia” lascia il posto a Levante. Qui qualche urlo in più c’è stato, ma niente di che. Ecco, lei se l’è tirata un po’ di più. Troppo meccanica. Salita, fatto i suoi 4 pezzi, andata via come era apparsa. Bè, non eravamo li per lei.

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Intanto la sera era scesa sulla piazza. Il cielo si riempiva di goccie dorate. Un leggero fiato freddo cominciava ad alzarsi. Le nuvole se ne erano andate a dormire. Rimaneva un solo regalo da aprire. Quello più importante. Quello che apri per ultimo. Quello che stavi aspettando. Si spengono le luci. Buio.
Le orecchie si chiudono. L’urlo della piazza non ti fa sentire nemmeno il rumore dei tuoi pensieri. Si accendono le luci. Loro sono già sul palco. Parte la chitarra. “Ti è mai successo?”. Giuliano arriva a corsa sul palco. L’urlo della piazza è ancora più forte. Brividi.

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Partono i Negramaro

Si passa al secondo pezzo senza nemmeno accorgesene. La scaletta è ben studiata e testata. La band saletina c’è. Dopo solo 3 pezzi il pubblico è bello caldo. E chi li ferma questi?

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Giuliano non è più quel “poeta dark”. Non vive più nel suo mondo. È bello presente. Cerca di reprimere la sua…io la chiamo sindrome del Mollegiato.

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La band composta da Giuliano Sangiorgi (voce), Emanuele “Lele” Spedicato (chitarra, molte manie di protagonismo), Ermanno Carlà (basso), Danilo Tasco (batteria), Andrea “Andro” Mariano (tastiera) e Andrea “Pupillo” De Rocco (organetto, uomo tuttofare) ha fatto il proprio dovere. Senza troppe sbavature. Sul palco ha portato questi pezzi:

Ti è mai successo
La giostra
Nuvole e lenzuola
Meraviglioso
Londra brucia
L’immenso
Via le mani dagli occhi
Ogni mio istante
Estate
Solo tre minuti acustica
Sei
Sole
Mentre tutto scorre
Io voglio molto di più
Ottobre rosso
È tanto che dormo?
Parlami d’amore
Un amore così grande
Una storia semplice

Il concerto è stato un grande spettacolo, per tutti quelli che c’erano forse è stato anche qualcosa di più. Però come spesso accade in queste occasioni, quasi si perde l’originarietà dell’evento. Lo spettacolo è quello praticamente sempre uguale in qualunque posto venga fatto. Ci sono pro e contro. Sicuramente la comodità è la capostipite dei pro, ma così diventa come guardare un film al cinema, senza il minimo contatto con chi è venuto li per te, se non con le classiche frasi da concerto. Sembra ti faccia dimenticare che davanti a te hai un pubblico pagante che è il tuo successo.

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