Sabato, 27 maggio 2017 - ORE:17:43

#ONLYHITS: come conquistare il web con chitarra e voce

#ONLYHITS

# ONLYHITS
(Foto di Michele Politini, tutti i diritti riservati)

Ho un fenomeno in salotto. Anzi, due: sono gli #ONLYHITS, Francesco Facchinetti e Simone Cenci, seduti sul mio divano. Fra una hit e l’altra -le loro cover acustiche macinano su YouTubemigliaia di visualizzazioni al giorno- raccontano a StudioNews24 la loro storia, che ha davvero dell’incredibile.

Simone a sedici anni comincia a suonare la chitarra da autodidatta, impara in fretta e comincia a suonare con gruppi punk-rock nelle palestre, negli oratori, nei piccoli contest della provincia di Viterbo. Francesco scopre quasi per caso di avere una voce pazzesca: come tutti i comuni mortali canta solo sotto la doccia ed evita il karaoke come la peste, finchè non viene obbligato dagli amici: «Alla fine erano tutti senza parole: pensavano che cantassi in playback!». Et voilà, la rivelazione, l’anatroccolo che cantava sotto la doccia si scopre cigno dalla voce melodiosa. Nel 2011, la svolta per entrambi: Simone si iscrive a scuola di musica, deciso a fare sul serio e Francesco comincia a prendere lezioni di canto, vincendo un concorso dopo l’altro. Tutto questo succede nella stessa città, senza che i due si conoscano.

SN24: Com’è nato il progetto #ONLYHITS?


Simone: «In realtà ci pensavamo entrambi, anche prima di conoscerci. Era da un po’ che volevo formare un duo, ma non trovavo la persona adatta: mi sembrava un’idea molto più originale del solito gruppo, e so per esperienza che più si è più le cose si complicano. Ho chiesto a mia sorella Giulia, che frequentava una scuola di canto, se conosceva qualche bravo interprete…»

SN24: Galeotta fu la sorella insomma?
Simone: «Nemmeno per idea! Giulia conosceva Francesco, ma credeva fosse “troppo impegnato” per proporgli di cantare con me. Passano altri sette mesi…»

SN24: Francesco, cosa facevi nel frattempo?


Francesco:«Vediamo …innanzitutto c’era stato Sanremo Lab. Era il 2011, cantavo solo da pochi mesi, e il mio insegnante mi iscrisse ad un concorso: una vittoria più che inaspettata, figurati, era la mia prima esibizione in pubblico!»

Cantava Sitting On The Dock of the Bay di Otis Redding e Halleluja: oltre che una bella voce, ha anche gusto.

«Forse quello mi ha premiato, non lo so. Comunque mi rendo conto della fortuna che ho avuto: la mia prima esperienza con la musica è stata nel tempio della musica italiana! Ho conosciuto Gino Paoli, che oltre ad essere un mostro sacro della musica è una persona molto alla mano, appassionato del suo mestiere. Veramente un’esperienza meravigliosa, paradossalmente il clima era più rilassato lì che nella piccola realtà cittadina… Poi sono entrato da borsista al CET di Mogol: correvo a Viterbo (dove studia Lingue all’Università della Tuscia, ndr) davo gli esami, e tornavo di corsa in Umbria…»

SN24: Beh, un po’ eri impegnato davvero!

Francesco: «In realtà l’idea del duo mi piaceva molto, ci stavo lavorando anch’io in quel periodo …ma sono sicuro che le cose accadano al momento giusto: magari se ci fossimo incontrati prima non avrebbe funzionato!»

SN24: Ma allora, come vi siete conosciuti?


Simone: «Per puro caso. Era Gennaio del 2013 e ormai stavo per rinunciare all’idea del duo. Una sera ho raggiunto mia sorella a casa di un suo amico che non conoscevo …indovina chi era? Così ho conosciuto Francesco. Ma io non sapevo che lui cantasse e lui non sapeva che fossi un chitarrista!»


Francesco: «Mi ricordo che passava una canzone di Ke$ha e Simone ha detto: “Questa l’ho suonata giusto l’altro giorno” Mi si è accesa una lampadina: un chitarrista che suona Ke$ha? O è pazzo o è un genio! Su cinquanta chitarristi non ne troverai uno capace, ma soprattutto disposto, a suonare pezzi dance, e invece Simone lo faceva come se fosse la cosa più normale del mondo. Era proprio quello che cercavo: un musicista di vedute aperte, che non si limitasse al rock»

SN24: E così avete scoperto di avere in mente lo stesso progetto…

Francesco: «Qualche giorno dopo gli ho scritto che mi sarebbe piaciuto mettere su un duo che reinterpretasse tutti i grandi successi di sempre, da Madonna a Bob Marley, fino alle decade hits…»

Simone: «…e io gli ho risposto che per me avremmo potuto suonare anche solo quelle. Lui l’aveva presa alla lontana ma io ero già doveva voleva arrivare, sentivo un tormentone alla radio, prendevo la mia Ibanez e provavo a rifarle…»


Francesco: «Eravamo sulla stessa lunghezza d’onda: suonare le hit che passano alla radio, una musica giovane per i giovani. Girando ti rendi conto che, dai contest ai concerti in piazza, la musica più moderna che ti capita di sentire sarà datata 1989… quello che si sente all’avanguardia ti fa un pezzo di Sanremo ’92, toh, ma poi ci sono vent’anni che nessuno prende in considerazione, cioè quelli con cui siamo cresciuto noi!».

A vederli adesso, anzi a sentirli, sembra che Simone Cenci e Francesco Facchinetti abbiano sempre suonato insieme. Da Eminem a Lady Gaga, dai Passengers a Bruno Mars, non c’è hit radiofonica che non sappiano ri-arrangiare in chiave blues con chitarra acustica (un’Ibanez tigrata!) e voce. L’idea di mettere le loro cover su YouTube arriva subito dopo, quella stessa estate. Ed è un boom: Il canale Youtube è aperto solo da Agosto 2013 e in tutto ha attualmente più di 176 mila visualizzazioni,di cui l’80%  proviene dagli Usa, da dove continuano a ricevere mail di apprezzamento.

SN24: Come nascono i vostri pezzi?


F: «Esattamente al 50% . Non saprei come spiegarti: Simone riesce a mettere in pratica la mia follia»


S: «Io curo la parte tecnica: lui ha tante idee nella testa e io gli strumenti tecnici per metterle in pratica. Francesco ragiona per sensazioni e io da bravo ingegnere (studia alla Sapienza di Roma, ndr) le traduco in accordi e ritmo»

SN24: Mai una discussione?


S: «Io avevo la mia “black list”, ma cerco sempre di valutare la canzone in sé, anche se non mi piace il cantante. Ho messo il veto solo su “You will Never Know”di Imany , e poi Francesco si è vendicato con “Roarr”: una ciascuno»

#onlyhits1-politini

SN24: Per curiosità, da dove viene il nome “#ONLYHITS”?


F e S: «Nelle locandine delle serate live scrivevamo “Facchinetti e Cenci, Only Hits Live Experience” Poi abbiamo visto che tutti caricavano le nostre foto con l’hashtag #ONLYHITS, e allora ce lo siamo tenuto: ormai era diventato un brand»

SN24: : 
Un bel brand, visto che googlando Beyoncè si trovava #OnlyHits…

(Ridono). Mi riferisco al primo giorno in cui viene lanciato il video della cover di “Pretty Hurts”, in contemporanea al video, ottenendo più visualizzazioni dell’originale, 5.000 in un solo giorno! )

SN24: Dite la verità, quanto siete social-addicted? Contate le visualizzazioni del vostro canale?


F e S: «In realtà no. Il giorno in cui carichiamo un video vediamo come va, però non stiamo lì a farcene una malattia, tanto se deve andare va da solo, senza che gli stiamo appresso noi»

SN24: Cosa c’è nel vostro Ipod?


F: «Sono cresciuto con le grandi voci black: Aretha Franklin, Withney Houston, ma anche Celine Dion e Alicia Keys. Adesso mi diverto a scoprire artisti emergenti sconosciuti da noi, come gruppi islandesi e cantanti israeliani. Mi piace ascoltare la musica indie, mi tiene aperta la mente»

S: «Senz’altro Bruno Mars, Rihanna e Justin Timberlake. All’inizio non capisci la complessità che c’è sotto ai loro pezzi, ma quando cominci a lavorarci sopra, ti rendi conto che il pop non è solo canzonette…»

SN24: E’ uno snobbismo piuttosto diffuso, identificare pop e commerciale. Oggi tutto ciò che ha successo diventa mainstream e viene etichettato come un prodotto senza valore artistico… 


Francesco: «La gente pensa che se una canzone prima in classifica sia automaticamente insignificante, capirai, la cantano tutti…Ma nessuno si chiede perché la cantano tutti. Provate a scomporre una hit, e a capire come mai “We Found Love” dopo tre anni ancora è un successo!»

SN24: 
Illuminateci: qual è la ricetta di un tormentone?


Simone: «Di certo non è una cosa che si può creare a tavolino, ma a volte si può capire il ‘trucco’ dietro a un successo….prendi per esempio “Blurred Lines”: il trucco è stato mixare un beat moderno a uno più classico, più un sintetizzatore basso che fa tre note. Mettici il falsetto di Pharrell e hai fatto una hit con tre accordi. Non ci sono strumenti, solo un sintetizzatore»

SN24:  Ci date una piccola anticipazione sui vostri prossimi lavori?


F e S: «Potrebbe uscire di tutto …potrebbe venir fuori anche Mozart. Stay tuned!»



Se siete curiosi di sentirli? cliccate qua sul loro canale!
(se vuoi leggere di un’altra intervista su uno Youtuber famoso clicca qui

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