Martedi, 19 settembre 2017 - ORE:00:14

Robert Plant (non) è sempre lui

robert plant

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Robert Plant al Pistoia Blues

Pistoia Blues– La prima e ultima volta che i Led Zeppelin hanno taccato il suolo italiano era il 1971. Dopo 26 minuti sono scappati. La folla in delirio ha rotto i cordoni di sicurezza. E state boni no?!
Quando sono venuti io non ero ancora nato e forse nemmeno ero nei progetti dei miei. Dal 1971 ad adesso sono passati 43 anni, quasi esatti. Tanti, forse troppi. Ma l’importante è ritornare. È non perdere la strada di casa. È sapere che troverai sempre qualcuno ad asepttarti. E stavolta ad aspettarli eravamo in più di 4000.
Stavolta arrivato sul posto non c’era nessuno. La piazza era vuota. Solo una carta spinta dal vento che già se la ballava. Meglio prendersela comoda. Birra!
Aprono i cancelli. Me ne accorgo da due ragazzi poco più che maggiorenni che corrono che nemmeno Bolt e si schiantano contro le transenne. Segue urlo di gioia per il fatto di essere lì. Tipo bomba libera tutti.

È tempo anche per me di prendere posto. Ci sono persone di tutte le età. Dal ragazzino neo patentato con lo zaino pieno di toppe, al signorone di 60 anni buoni con la maglietta dei Led Zeppelin tutta scolorita e con le maniche tagliate. Quello che una musica può fare.
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Non puoi nemmeno startene a fare qualche foto per l’articolo e pensare a cosa scrivere, che una voce ti interrompe il procedimento ragionativo. Solo dopo ho scoperto che era la voce dalla Tolu. Le bloccavo la vista di un palco vuoto. Come quelli che fanno “shhhh!” al cinema mentre passano le pubblicità prima del film.

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Un ringraziamento speciale se lo merita. Grazie a lei abbiamo guardato il concerto di Robert Plant in compagnia dei North Mississippi Allstars.
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I North Mississippi Allstars, o la band del gioco delle tre carte, erano gli apri pista del concerto. Sono saliti sul palco senza troppe cerimonie e si sono messi a suonare. È bastato un riff e già tutti eravamo ad urlare a quei tre tizi che non credo in molti conoscessero. Cavolo se ci sapevano fare. Suonavano un rock vero, puro, quello proprio da concerto. La band è composta da Luther Dickinson (voce, chitarra e lowebow, che sarebbe una scatola da sigari trasformata in chitarra, una ficata insomma), Cody Dickinson (batteria, tastiere e washboard, la tavola per il bucato) e Chris Chew (basso, anche se era abbastanza alto).
Come nel gioco delle tre carte in 45 minuti non so quante volte si sono scambiati gli strumenti tra loro. Non gli ho visti per più di 2 munti con lo stesso strumento. Cioè…..wow!
Alla fine non stava più a loro stare sul palco. Bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. Ora toccava a lui.
Cosa fai quando ti trovi davanti l’idolo di una vita? Era lì. Se allunghi ancora un pochino il braccio potresti toccarlo. Ci provi almeno. Niente. Allora non resta che urlare con quanto fiato hai in corpo. Lui ti sentirà.
Non è più il Plant dei Led Zeppelin. Ha rinunciato ai jeans a campana per quelli versione normale, porta una maglietta bianca, i riccioloni sulle spalle un po’ bianchi e un po’ biondi. Si, quelli li ha ancora.
Il concerto si apre con Babe I’m Gonna Leave You. Non hai mai urlato così forte in vita tua. La Tolu in questo ti supera. Dopo quei pochi secondi di attacco della chitarra ci si calma e le urla diventano parole. E giù tutti a cantare. “Babe, Baby, baby, I’m gonna leave you…”. Tranquilli, è rimasto.

Dopo è andato avanti con:
Tin Pan Valley
Black Dog
Rainbow
Going to California
The Enchanter
Little Maggie
What Is and What Should Never Be
Spoonful
Fixin’ to Die
Whole Lotta Love
Who Do You Love
Rock and Roll

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Non vi preoccupate per i titoli che magari non conoscete. Quelli sono i pezzi registrati con la nuova band: The Strange Sensation.
La band accompagna Plant ufficialmente ormai dal 2012, a farne parte sono: Justin Adams (mandolino, basso), John Baggott (tastiere e sintetizzatore), Billy Fuller (basso), Clive Deamer (batteria), Liam “Skin” Tyson (chitarre di ogni genere).
Guardando la scaletta si vedono due cose. La prima è che Plant porta in giro i pezzi storici dei Led Zeppelin mischiati a quelli della nuova band. Ovviamente la folla si accendeva con una canzone come Black Dog, piuttosto che su pezzi come Spoonful. Non è colpa del pubblico.
La seconda è che la scaletta è un po’ corta. C’ha anche 66 anni. Si sentiva anche dal fatto che le canzoni, quelle “nuove”, erano particolarmente strumentali.
A fine concerto siamo corsi dietro al palco sperando di riuscire a vederlo meglio, magari riuscire a strappargli un autografo o una foto insieme o chissà, magari anche a fargli qualche domanda. Ma niente. Non si è presentato. Un due di picche fa male anche quando te lo aspetti. Forse fa anche più male.
Non restava che chiudersi il giacchetto, mettersi il cappuccio in testa e camminare verso la macchina…..Ooh, ooh, ooh, and she’s buying the stairway to heaven…..



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