Mercoledi, 24 maggio 2017 - ORE:06:09

Tra critica e successo: “V”, il quinto album dei Maroon 5

quinto album maroon five

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Il quinto album dei Maroon 5: intelligente e piacevole

Ancora una volta dopo il successo di brani come Payphone, Move Like Jagger o il più remoto This Love ritroviamo i Maroon 5 in vetta alle classifiche con V, un disco che dall’uscita nei primi di settembre è stato in grado di aggiudicarsi un posto nelle prime 10 posizioni delle classifiche di ben 28 paesi.

Il successo del primo singolo Maps è stato smodato al punto da ottenere in 5 mesi (tra video esplicito o tagliato) circa 100 milioni di visualizzazioni e Animals, il secondo singolo, ne ha ottenute in poco più di un mese quasi 60 milioni. Allora perchè con un successo così evidente la critica ha in più di un’ occasione abbattuto il prodotto della band californiana?

La ragione sarebbe, citando l’Observer, giornale britannico, che “Questo quinto album in studio è un prodotto vistoso di una produzione troppo elettro-pop-rock“; personalmente mi trovo d’accordo pressoché del tutto con questa osservazione, tranne per quel “troppo” di troppo.

V è sicuramente un disco che il gruppo di Los Angeles ha scelto di proporre in un certo modo, azzeccato sotto diversi punti vista, innovativo sotto tutti. Il primo è il suono indubbiamente legato agli anni ’80, solo migliore. Il dettaglio non è trascurato né trascurabile. Il mixaggio impeccabile. Quindi, sì, il disco è indubbiamente un ottimo prodotto di impronta elettro-pop-rock, ma dopo un ascolto impegnato direi che non lo è troppo, anzi, considerando i prodotti visti uscire negli ultimi anni sarebbe stato concesso osare anche di più.

maroon

La voce inconfondibile di Levine compone ritornelli orecchiabili, che si imprimono nella mente e ci restano, che lo si voglia o meno. I testi sono intelligenti, legati da un significato omogeneo e non troppo banali. Difatti ogni singolo brano pone un diverso argomento, un diverso punto focale della stessa cosa: il rapporto di coppia.

A partire dal singolone Maps, in cui il buon Adam viene abbandonato in un momento di assoluta fragilità dalla sua amata e si trova a che fare con la mancanza di lei e l’impossibilità di fare alcunchè, passando per Animals che tratta il lato animalesco, puramente ormonale dell’amore fino ad arrivare a In Your Pocket, dove invece si parla delle incertezze del rapporto, dal litigio alla richiesta di vedere il telefono della bella che rifiuta, chiudendo il rapporto.

Unico brano senza arte nè parte è senza dubbio la sviolinata finale My Heart Is Open in cui la band è affiancata da Gwen Stefani, senza dubbio una chiusura che si poteva anche evitare.

V è un prodotto furbescamente lavorato, ben strutturato e indubbiamente coerente (anche se diverso) con quanto fatto in precedenza. La critica naturalmente avrà sempre qualcosa da dire, ma alla fine chi ha successo ha sempre (o quasi) ragione, e, detto francamente, a chi ha successo credo che della critica importi il giusto. Aldilà di questo, V è un disco che merita un ascolto approfondito, non è un capolavoro, ma assolutamente interessante e innovativo.

Voto: 3,5 su 5



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