Domenica, 25 giugno 2017 - ORE:02:06

Slash & Myles Kennedy & The Conspirators

slash a milano

slash a milano

Slash a Milano. L’attesa.

Sul biglietto, a caratteri cubitali, c’è scritto Slash. Sotto, un po’ più piccolo, c’è scritto Myles Kennedy & The Conspirators. Summer Arena Assago Mediolanum Forum. 24 giugno ore 20:00. Ho imparato a memoria ogni cosa che c’è scritta su quel biglietto. Sono due mesi che lo conservo gelosamente nella mia cameretta accanto all’album World On Fire. Pronti, partenza, via. La macchina macina chilometri, lo stereo canta con me tutte le calzoni. Bene arrivare con l’ugola bella calda. I preliminari sono importanti.

Parcheggio tattico e sgambettare veloci verso i cancelli. Con una maglia rossa addosso mi sentivo la pecora bianca del gregge. L’età di tutti è più o meno quella. Immancabili genitori alle transenne che salutano i figli. Mi sorprende che alcuni siano dalla parte sbagliata della barricata, come degli alieni, in mezzo a noi. Non sanno cosa gli aspetta, o forse si. Comunque sia, grandi!

I cancelli si aprono. La corsa.

Quando si è presenti a eventi del genere la corsa verso il palco è una legge non scritta. Dotazione obbligatoria: scarpe comode e cinta ben stretta. Un buttafuori/bigliettaio se l’è dovuta vedere col mio biglietto che non voleva saperne di cedere. Un po’ ha compromesso la mia posizione sotto il palco.

Il sole alto nel cielo e noi bassi a terra, cercando di schivarlo come un montante ben assestato.

Il palco si riempie. Rival Sons.

Così ha inizio. Il boato non ha problemi a farsi sentire. Nemmeno la band ha avuto troppe difficoltà. Tutti ben vestiti e pettinati. Il cantante è l’uomo più fuori controllo con tutto sotto controllo, e con una voce davvero potente. Per parafrasare Renton parlando di Begbie, lui non si faceva di niente, si faceva di musica, lo mandava fuori di testa gli scatenava i sensi. La band era bella, la musica davvero carica. Tutta l’energia viene fuori durante il brano “Electric Man“. Il pubblico balla, canta, impossibile stare fermi.

Dopo un’ora di concerto il loro compito è stato portato a fine. Il pubblico è bello sveglio. Il sole se ne sta per andare a dormire. Nell’aria restano gli applausi per i Rival Sons e il coro per la chiamata di Slash. Tutto è pronto per il passaggio del testimone.

Il mostro finale. Slash.

slashIl tempo di sedersi alla batteria, mettersi addosso la chitarra, avvicinarsi al microfono e la serata di Slash ha inizio. “You’re a Lie”  è lo sparo in aria del giudice di gara. Indice e mignolo al cielo e fuori tutta la voce che hai nei polmoni. Le dita di Slash vanno su quelle corde che sembrano il doppio. La voce di Myles Kennedy sembra l’accordo di Schengen, senza confini, i Conspirators sono come un tramonto in barca a vela, un gran bel contesto. La musica va avanti. I saluti dopo. Stavolta il repertorio è dei Guns N’ Roses “Nightrain. Poi si torna al repertorio Slash & Myles Kennedy dell’ultimo album con “Avalon“. La serata è andata avanti tutta più o meni così. Pescando un po’ lì e un po’ là da uno dei tre laghi. Portando sul palco anche un brano della sua vecchia band i Velvet Revolver con “Slither” suonata per chiudere il concerto.

Slash, che voglio ricordare, ha 50 anni belli precisi, sembrava un ragazzino su quel palco. Correva da una parte all’altra, ha fatto il classico salto dal palchetto della batteria a fine di ogni canzone, durante “Rocket Queen” il suo assolo ha fatto calare il silenzio su tutta l’arena per 12 minuti.

Il concerto e la scaletta.

Slash non è la cassica rock-star bello solo io, durante tutto il concerto ha lasciato spazio ai vari membri in modo che tutti potessero esprimersi al meglio. Myles Kennedy con la sua voce, Todd Kerns con il suo basso e voce, un paio di canzoni le ha cantate lui in maniera anche discreta, e Brent Fitz con la sua batteria che ha accompagnato in solitaria Slash nei suoi assoli, che potrebbero anche dirsi duetti.

Nella scaletta c’era davvero tutto:

You’re a Lie
Nightrain (Guns N’ Roses cover)
Avalon
Halo
Back from Cali
Wicked Stone
Mr. Brownstone (Guns N’ Roses cover)
You Could Be Mine (Guns N’ Roses cover)
Doctor Alibi
Welcome to the Jungle (Guns N’ Roses cover)
Starlight
Beneath the Savage Sun
The Dissident
Rocket Queen (Guns N’ Roses cover)
Bent to Fly
World on Fire
Anastasia
Sweet Child O’ Mine (Guns N’ Roses cover)
Slither (Velvet Revolver cover)

Dopo l’ultimo brano sembrava tutto finito. Ma nessuno aveva voglia di abbandonare la postazione, come soldati coraggiosi. Finché un gruppo di ragazzi hanno cominciato a gridare Paradise City! Paradise City! Paradise City! In effetti mancava solo quella.

E come Babbo Natale che si presenta ogni Natale con la sua buona dose di regali, Salsh è tornato sul palco con la sua “Paradise City“.

Il finale.

Stavolta è finito davvero. Inchini, saluti, lancio di baci e di plettri. Il batterista voleva lanciare le bacchette, credo che ci fossero gli estremi per un omicidio.

Non restava che ripetere le azioni del primo punto, però al contrario. Corsa verso la macchina, “World On Fire” a un volume medio, per smaltire le energie, la macchina pronta a macinare chilometri. La differenza con l’andata è che nella testa, nella cartella ricordi, c’è un nuovo file chiamato Concerto Slash.



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