Martedi, 19 settembre 2017 - ORE:00:20

Soviet Soviet. Il primo disco “Fate” e i ritmi post-punk

soviet soviet

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Scheda tecnica dei Soviet Soviet:

  • Genere: post-punk
  • Componenti: Alessandro Costantini: voce/ chitarra; Alessandro Ferri: batteria; Andrea Giometti: voce/basso
  • EP: 2011- Summer, Jesus ( Tannen Records)
  • Album: 11 Novembre 2013- Fate

“Fate”, dichiaratamente post punk

I Soviet Soviet hanno capito bene cosa significa trovarsi costretti ad affrontare pomeriggi vuoti, in uno stato misto tra apatia e disagio, con una brutta sensazione di oppressione al petto. Il loro primo disco, “Fate”, ( nel 2011 è l’ep: Summer, Jesus) è un sunto di tutto quello che avete provato (e forse continuate a provare) nella vostra tarda adolescenza, prima età adulta. Non solo attimi bui, ma anche solitudine, irrequietezza e senso d’impotenza. E’ un viaggio all’interno dell’animo umano, un viaggio che si trasforma in musica, in giri di basso per niente innocui in melodie nostalgiche e oscure, che ricordano un po’ i Joy Division, un po’ i Cure e in certi momenti anche i Placebo. Per farla breve, il disco, è un lavoro dichiaratamente post punk, un genere malinconico che non nasce dalla rabbia e dalla voglia di ribellarsi alle regole, ma dalla disillusione, un genere che spinge a combattere ancora, ma con la consapevolezza che le proprie lotte finiranno nel nulla.

Le tracce dell’album

''fate''Le canzoni dell’album sono energiche, respirano e fanno respirare, sembrano quasi volervi convincere di lasciar stare quel peso sul il cuore, ce lo avrete per sempre, imparate a conviverci. Non sentitevi dei falliti perché i vostri obiettivi sembrano ancora un buco nero, qualcosa di irraggiungibile, chi è realmente realizzato in questo mondo alla fine?
Tutti i brani sono immediati, fluiscono, vi vengono incontro senza inciampare o zoppicare: Ecstasy, è la prima traccia, la più orecchiabile, Further, può essere considerata il manifesto stilistico del gruppo.

Introspective trip spinge a guardarsi dentro, a scavare, come le oscure e malinconiche Together e Hidden. Termino l’elenco con quella che ho preferito, No Lesson, ritmo tragico, disilluso, rassegnato, una canzone sufficientemente arrabbiata, ma in maniera silenziosa, mai eclatante. Sembra quasi esprimere insoddisfazione, assenza.

Mette insieme tutte le sensazioni che almeno una volta nella vita avete provato: quando un amore finisce e non ve ne capacitate, quando un’amicizia si spezza e non capite perché, quando tutto quello per cui state lavorando sembra un buco nell’acqua.

Una melodia che sembra quasi una richiesta d’aiuto inascoltata. Una volta, una persona, mi ha detto che ci vorrebbe una colonna sonora per gli attimi di nulla, per i giorni in cui ti svegli e magari è inverno e fuori è il cielo è così bianco che quasi accieca e l’aria così pungente, quasi asettica.

Ci vorrebbe una colonna sonora per le serate in cui tutti sembrano avere qualcosa da dirsi e te invece te ne stai seduto in disparte chiedendoti come mai tu non hai proprio niente di cui parlare.

Ecco se oggi potessi rivedere quella persona, le direi che i Soviet Soviet forse non riescono a definire pienamente e precisamente quel concetto, ma di certo ci sono andati molto molto vicini.



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