Sabato, 24 giugno 2017 - ORE:12:16

“Spaces” di Nils Frahm

Nils Frahm

Nils Frahm
Un giorno, Brian Eno si trovava in un aeroporto tedesco e, mentre aspettava il momento dell’imbarco, sedutosi nella sala d’attesa iniziò ad ascoltare la musica che veniva trasmessa dagli altoparlanti, musica che aveva come unico scopo quello di rilassare il passeggero durante l’attesa snervante. Quella musica, però, era tutt’altro che rilassante e accentuava addirittura lo stato di smarrimento della persona che vi poneva attenzione, tanto da innervosirla. Questo episodio, per quanto insignificante, diede lo spunto a Eno per creare forse uno dei suoi album più importanti:

“Ambient 1: Music for airports”

L’album era stato pensato per rilassare (realmente) l’ascoltatore e per trasportarlo in ambienti quieti e delicati, dove é facile dimenticare lo stress e l’ansia lasciando che sia la musica trascinare, come una calda marea, verso orizzonti sempre piú sfumati. Da qui l’ispirazione del musicista tedesco Nils Frahm per il suo ultimo lavoro del 2013 intitolato Spaces.

Questo é il fine di un album ambient e Nils Frahm lo sa bene

Spaces” ti incanta. Ogni traccia é improvvisata e registrata durante alcuni live eseguiti dal pianista di Berlino in varie cittá differenti. Le strutture dei pezzi sono semplici, dirette, e in ognuna di esse il pianoforte é il protagonista indiscusso. Sapientemente Frahm utilizza i suoni del piano includendo effetti come echi e riverberi che amplificano la potenza dello strumento moltiplicandolo e travolgendo l’ascoltatore (vedi “Hammers“-“Said and Done“).

Talvolta Frahm arricchisce le proprie melodie attraverso suoni molto potenti del sintetizzatore, ma mai esagerati e con raffinati beat elettronici che si sposano perfettamente con tutto l’insieme melodico. Ciò conferma ancora una volta un raro gusto musicale (vedi “More“).

Ma ciò che impressiona più di tutto é la varietà dei modi in cui il pianoforte viene suonato e di come é accostato ad elementi ad esso inusuali. Il fatto che ogni traccia sia improvvisata partendo da una struttura piuttosto semplice rende nota l’inclinazione jazzistica del pianista. Questa attitudine si palesa nella parte finale della sopracitata “More” dove, dopo un lungo intermezzo di percussioni e di echi, si scatena un piano frenetico, pulito, quasi danzereccio.

I pezzi piú lunghi dell’album sono alternati da brevi interludi che ricordano la tradizione classica. In “Went Missing” o “Familiar“, infatti, spariscono totalmente gli elementi elettronici e d’ambiente per lasciare spazio ad un pianoforte che commuove attraverso melodie lente e toccanti.

“Spaces” é un album che sorprende fin dal primo ascolto

spaceLa singolarità del progetto sia la facilità con la quale l’ascoltatore può approcciarsi ad esso traendone un immenso piacere, rendono “Space” un album davvero particolare. Bisogna poi sottolineare il gusto musicale di Frahm che riesce ad unire musica classica (sfiorando talvolta il barocco), ritmi blues-jazz e musica sperimentale.



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